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Receptiogate, libro-inchiesta di Jordi Puig, ora in anche italiano

  • Jun 25, 2025
  • 2 min read

Il ReceptioGate è un caso di criminalità transnazionale legato al mercato nero dei beni culturali, nel quale le accuse di plagio sono state impiegate come strumento di distrazione di massa. Al centro della vicenda si trova un sistema collaudato che si articola su tre livelli tra loro strettamente collegati.

1. Il reato originario: smembramento e riciclaggio

Al centro della vicenda vi sono reperti storici reali, come i fogli trafugati nel 1979 dal manoscritto E.V.5 di Torino e il foglio asportato dall'Antifonario di Castelfiorentino.

Questi manoscritti furono mutilati, configurando un grave reato contro il patrimonio culturale.

Per poter essere venduti legalmente sul mercato internazionale a cifre considerevoli, necessitavano di un processo di "riciclaggio".

Tale operazione veniva realizzata attraverso le descrizioni contenute nei cataloghi d'asta (come quelle redatte da Peter Kidd per Sotheby's) oppure mediante perizie sottoscritte da accademici compiacenti (come Gaudenz Freuler dell'Università di Zurigo). Omettendo la provenienza illecita dei beni, il catalogo d'asta finiva per trasformarsi, di fatto, in uno strumento di riciclaggio del patrimonio culturale.

2. Il whistleblowing e la reazione del sistema

Il ReceptioGate ebbe origine soltanto dopo che la professoressa Carla Rossi e il centro di ricerca RECEPTIO decisero di agire come whistleblower, presentando nel dicembre 2022 una denuncia formale e dettagliata al Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC).

Le loro iniziative contribuirono al sequestro di beni culturali e interruppero una redditizia catena di transazioni.

La reazione della rete antiquaria fu immediata. Le accuse di plagio pubblicate da Peter Kidd il 23 dicembre 2022, pochi giorni dopo la denuncia, non costituivano una spontanea obiezione di carattere accademico. Esse rappresentarono un atto mirato di ritorsione.

L'obiettivo era distruggere la credibilità della testimone, la professoressa Rossi, indebolendo così la sua denuncia e proteggendo la rete di mercanti e accademici collegati a quel commercio.

3. La complicità istituzionale

Il termine "Gate" è appropriato proprio perché nella vicenda furono coinvolte anche delle istituzioni. L'Università di Zurigo e il Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica (SNSF) avallarono inizialmente la narrazione promossa dalla rete antiquaria, isolando Rossi, revocando i finanziamenti e trattando la questione principalmente come un problema di condotta accademica.

Il libro-inchiesta di Jordi Puig sul receptiogate disponibile ora anche in italiano. Il volume, tradotto dall’inglese e adattato per un pubblico italofono, ricostruisce con rigore documentario una delle più violente campagne di diffamazione accademica degli ultimi anni. Nel mirino: la professoressa Carla Rossi e il centro di ricerca da lei fondato, accusati di frode accademica subito dopo la denuncia al Comando Carabinieri TPC di un traffico illecito di manoscritti medievali. Basata su fonti verificabili, atti ufficiali e pubblicazioni di settore, l’inchiesta documenta l’origine e le complicità nell’allestimento di una macchina del fango orchestrata da figure legate al mercato antiquario, affiancate da accademici coinvolti in dinamiche opache di profitto.



Recepiogate, libro-inchiesta di Jordi Puig, ora anche in italiano


 
 

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